A Pesaro Challenge lo sport è al centro del villaggio, non poteva quindi mancare Sport Village, società sportiva made in Pesaro che si occupa di attività sia per bambini che adulti e che offre un servizio a 360° per tutte le attività: scuola di nuoto, campo estivo e neonatale, corsi posturali in acqua e a terra (sia per giovani che per adulti), o corsi di fitness, wellness, palestra e tanto altro ancora.
Non a caso la loro realtà, attiva dal 2013, è frequentata da circa 5000 persone durante l’anno.
Anche se Sport Village non è solo piscina, si può dire che è il vostro marchio di fabbrica?
Certamente, la piscina infatti c’è sempre stata. La differenza però tra la passata gestione e quella attuale è che prima per tutti eravamo “la piscina del Parco della Pace”, oggi invece grazie alle 4 palestre presenti e ai tanti corsi che abbiamo attivato, ci presentiamo come una realtà storica che offre un servizio completo e tantissime scelte sportive.
Inoltre abbiamo lavorato anche sulla piscina stessa e su come veniva concepita dall’esterno. Prima era vista come adatta solo per nuotatori, la nostra prima mission è stata quindi quella di renderla fruibile da tutti.
Nonostante questo cambiamento però rimane comunque la possibilità di fare nuoto a livello agonistico?
Certamente. A livello agonistico infatti abbiamo 2 settori: quello sincronizzato che conta circa 100 atlete prevalentemente delle categorie giovanili, dove la nostra punta di diamante Bisi Valentina, attualmente è sotto i riflettori dei tecnici della nazionale, avendo vinto già varie medaglie e campionati italiani. A lei si aggiunge, tra le varie categorie (per un totale di circa 180 atleti) anche Alessandro Ragaini, che ha ottenuto 2 medaglie agli europei juniores di belgrado: l’argento nei 200 metri e nei 400 metri stile libero, e l’ora invece con la staffetta 4×200 metri stile libero.
A ciò si aggiunge l’altro settore dei nostri ragazzi speciali, che quest’anno hanno partecipato anche ai campionati italiani con buoni piazzamenti, nel generale infatti risultiamo tra le prime 15 società d’Italia.
Pesaro Challenge come si colloca dunque nella vostra realtà?
Promuovendo attività sportive sia per bambini che per adulti non potevamo mancare a questa manifestazione. Anche perché la filosofia dell’evento di promuovere lo sport al suo stato più puro all’insegna dell’aggregazione ci è piaciuta tantissimo. Ovviamente in questo caso non possiamo portare le nostre piscine all’evento, però proporremmo attività motorie per bambini e corsi per adulti, così che tutti possano mettersi in gioco indipendentemente dall’età.
Tra i tanti ospiti illustri che saranno presenti a Pesaro Challenge non poteva mancare il campione mondiale di KickBoxing che ci ha accompagnato sin dai primi anni della nostra manifestazione. Avete capito di chi stiamo parlando? Ebbene sì, del pesarese Jordan Valdinocci, che ha vinto il titolo mondiale ISKA il 25 marzo 2023 e che nella sua bacheca dal 2021 detiene un altro titolo mondiale, ovvero il WKU, entrambi vinti nella categoria dei 67 kg. Questi sono solo i due più recenti visto che Jordan Valdinocci nel suo curriculum sportivo ne vanta tantissimi altri, soltanto restando in Italia potremmo parlare dei 3 titoli italiani vinti (tanto per citarne alcuni).
Jordan però non è soltanto un atleta di kickboxing ma anche un allenatore, sia nella sua palestra a Pesaro (ovvero la Fight House) che a livello internazionale per quanto riguarda la MMA, che lo ha portato ad essere il primo allenatore italiano all’angolo della UFC negli USA.
A tutto ciò si aggiungono i suoi rapporti con manager statunitensi che muovono atleti in tutto il mondo ed i suoi seminari pratici che lo portano in giro per il globo tra Stati Uniti, Colombia, Messico, Germania, Repubblica Domenica e, anche a casa nostra, in Italia.
Facciamoci però raccontare da lui come nasce questa passione che lo ha reso il campione mondiale che tutti conoscono oggi.
Che cosa ti ha spinto verso questa disciplina e quando hai iniziato?
Ho iniziato molto presto, intorno ai 5-6 anni infatti mi sono affacciato per la prima volta agli sport di combattimento. L’ho fatto stimolato dai cartoni animati come Dragon Ball o da superuomini come Bruce Lee. Volevo essere come loro e così ho iniziato a praticare Kung Fu, vincendo anche dei titoli nazionali ma smettendo all’età di 11 anni per darmi, da buon pesarese, al basket. Ho ripreso poi a praticare sport di combattimento attirato dall’autodifesa all’età di 19-20 anni e quando ho ripreso non mi sarei mai aspettato questo futuro. Non avevo minimamente in testa di farne un lavoro e infatti studiavo all’università. Ma sia da bambino che da 19enne sono sempre stato una persona competitiva e così ho iniziato a fare i primi combattimenti, poi le prime vittorie e alla fine sono finito ad affrontare atleti che fino a qualche anno prima vedevo in TV.
Così hai capito che la tua passione poteva diventare il tuo lavoro?
In realtà ci sono state molte avvisaglie. A partire dal lavoro che facevo. La laurea non mi aveva portato qualcosa che mi piaceva fare, allo stesso tempo più mi avvicinavo al professionismo e più nell’ambiente mi veniva riconosciuto una sorta di talento, poiché raggiungevo traguardi più velocemente del normale. A ciò si aggiunge il fatto che a Pesaro gli sport di combattimento iniziavano ad attirare sempre più persone e così ho iniziato a guadagnare facendo i miei primi corsi (cosa che poi darà vita alla mia scuola, la Fight House). A quel punto allora ho deciso di mollare tutto e di dedicarmi alla mia passione per questo sport rendendola un vero e proprio lavoro.
Presa questa decisione sei poi arrivato a vincere un titolo mondiale, cos’hai provato?
La sensazione del primo titolo mondiale, quello del 2021, è indescrivibile. Non soltanto per la soddisfazione sportiva ma per tutto ciò che vivevo, come tanti altri, in quel momento. Venivamo dalla pandemia e ciò voleva dire che per prepararsi ad un incontro simile in Italia ci si doveva allenare con tutte le restrizioni del caso. Fare una dieta rigida tra i vari lockdown, tenersi in forma e allenarsi in palestre fredde perché di base erano chiuse, il pensiero fisso che potesse saltare tutto da un momento all’altro, i costanti tamponi a cui ero sottoposto un giorno dopo l’altro e soprattutto dover sfidare l’atleta detentore in casa sua, a Monaco, che oltre ad essere il figlio dell’organizzatore dell’evento aveva la possibilità di allenarsi al meglio e con uno staff di professionisti (perché in Germania le regole erano diverse). Nonostante ciò alla fine ho vinto io ed è stato fantastico!
Di tutti questi anni all’interno di questo mondo c’è qualche aneddoto o qualcosa in particolare che porti con te?
Di aneddoti ce ne sono a bizzeffe, visto che parlavamo del primo mondiale vinto a questo punto aggiungerei che l’ho vinto con un braccio rotto a metà incontro (e me ne sono accorto soltanto dopo). Per quanto riguarda qualcosa in particolare che porto con me sono soprattutto le opportunità che questo sport ti regala a certi livelli. Grazie alla mia professione infatti ho la possibilità di girare il mondo e di conoscere culture di ogni genere. Dai grandi manager degli Stati Uniti fino agli atleti di strada del Sudamerica.
Pesaro Challenge invece come si inserisce nel tuo percorso?
Beh tutto nasce da una conoscenza che ho con gli organizzatori e, tra una parola e l’altra, alla fine ho sempre partecipato alle varie edizioni di questa manifestazione. Quest’anno inoltre saremo presenti sia io che i miei ragazzi con una sorta di dimostrazione, praticamente faremo un allenamento all’aperto.
Per concludere l’intervista… c’è un messaggio che vuoi mandare ad atleti e non solo?
Il messaggio che vorrei mandare non è solo per chi pratica il mio sport o per atleti ma è per tutti: spendetevi fino in fondo per le vostre passioni e credeteci fino alla fine. In questo mondo ti consigliano e ti dicono sempre cos’è meglio fare per te mentre invece bisogna seguire ciò che si ama. Per me questa è la chiave di tutto, soprattutto per la felicità.
Pesaro Challenge è un evento sportivo dove però non può mancare il gusto! Per questo ci siamo affidati a degli specialisti, ovvero Caraci Sicily Food di Carmelo Caraci.
Volete sapere la loro specialità? Facciamo così… vi diamo un indizio: sono un’azienda siciliana di Bronte.
Facciamoci però raccontare da Carmelo la sua gustosissima azienda!
Abbiamo parlato dei vostri prodotti, ma come nasce la Caraci Sicily Food?
L’impresa nasce da una mia idea nel 2018, anche se ha preso spunto dalle persone. Io infatti nasco come animatore turistico con un’azienda di oltre 25 dipendenti con filiali in tutta Italia. Così, ogni volta che operavamo in trasferta e qualcuno veniva a sapere che eravamo di Bronte ci chiedevano se avevamo portato il pistacchio. E alla fine da quella battuta fatta per gioco ha preso vita l’azienda Caraci Sicily Food.
Un’azienda che però non lavora solo nelle fiere, anzi… il vostro mercato online vi ha fatto conoscere il tutto il mondo, vero?
Si, inizialmente era un progetto orientato per un mercato fieristico e del porta a porta, poi però la pandemia ci ha portato a capire che il pistacchio poteva avere un mercato enorme nel mondo online e così abbiamo iniziato a lavorare tramite web (mantenendo comunque in contemporanea la tradizione fieristica). Una scelta di mercato che, a differenza degli inizi, ci ha portato ad avere la capacità di spedire in tutto il mondo entro 48 ore dall’ordine e di far conoscere il nostro marchio a livello internazionale.
Il marchio di Bronte ci permette di lavorare con un prodotto di altissima qualità e ben noto al mondo. Ovviamente però Bronte non può produrre pistacchio per un intero pianeta, infatti promuoviamo anche altre tipologie come quello greco, turco, ecc…
Le fiere però sono sempre le fiere… è da qui che nasce il rapporto con Pesaro Challenge?
Esatto, abbiamo conosciuto i promotori di Pesaro Challenge ad una fiera a Padova e da lì sono partiti i primi contatti. L’anno scorso non siamo riusciti ad esserci fisicamente, bensì solo con dei prodotti che sono stati dati a tutti i partecipanti. Quest’anno invece verremo di persona per portare la Sicilia anche a Pesaro.
Il mercato online è sicuramente un’opportunità ma la bellezza delle fiere ha sempre il suo fascino. Lì può parlare con la signora Maria, per dire un nome a caso, e farle assaggiare il tuo prodotto. Così come invece puoi incontrare il buyer di turno o il pasticciere locale. In questo caso c’è un contatto fisico, visivo, e ti rendi conto di quanto sia importante, ma anche bello, metterci la faccia nel presentare e proporre il tuo prodotto.
Ed è quello che faremo l’1-2-3 settembre proponendo a chi verrà a Pesaro Challenge il pistacchio in ogni sua varietà: dal gelato al caffe, passando per crepes, e così via.
Non vediamo l’ora… e speriamo di avervi già messo l’acquolina in bocca!
Abbiamo così intervistato il presidente di questa giovane realtà, che nasce nel 2016, ovvero Diego Cardinali, per raccontarci un pò della loro storia ed esperienza sportiva…
Siete una realtà giovane ma che conta già tantissimi iscritti. Ci racconti un pò la vostra sotria?
One Way Up è una palestra che nasce circa 7 anni fa, dalla volontà di un gruppo di ragazzi arrampicatori e che attualmente si trova presso il centro sportivo Smash e dov’è possibile praticare il boulder avendo 380mq di pannellature proprio per questa specialità da praticare, visti i materassi, senza imbragatura oppure esercitarsi con la corda o lo speedrun, altre due specialità dell’arrampicata. A tutto ciò si aggiunge anche una parete esterna dove praticare questa disciplina e, nel parco, una versione per provare questo sport adatta ai più piccolini.
Attualmente contiamo circa 90 bambini che frequentano i nostri corsi al pomeriggio e alla sera mentre, per gli adulti, siamo intorno alle 150 persone che provengono da tutta la provincia poiché strutture come la nostra non sono molto presenti in quanto difficili da costruire. Inoltre, nel nostro caso, abbiamo anche diversi allenatore della FASI e la palestra è affiliata al CONI, per cui si può praticare questa disciplina a livello agonistico sia da bambini, ragazzi o adulti.
Adulti e bambini, l’arrampicata è uno sport adatto a tutti: quali sono le linee guida da seguire per chi vuole intraprendere questa disciplina?
L’arrampicata è una sfida con se stessi che tiene allenato corpo e mente e che punta a portarti oltre con le proprie capacità.
Si tratta di uno sport che difficilmente si pratica come “fai da te”, per questo le persone che desiderano praticare questo sport vengono prima affiancate da un istruttore che li introduce magari con una prova affiancata e poi, da lì, se c’è la voglia e la passione si prosegue insieme.
Spesso sono i bambini quelli che si emozionano e si divertono di più, per un adulto invece magari può essere più complicato. Si tratta di uno sport dove la tecnica è importantissima e quindi una persona poco allenata magari, dopo una breve prova, può risentire di alcuni dolori perché non ha nozioni di forza o di posizionamento adatte a praticare questa disciplina. Con i bambini invece è diverso, loro pensano solo a quanto si stanno divertendo.
Di tutti questi anni passati in questa realtà c’è un ricordo che porti particolarmente con te?
Un evento che ci ha resi molto orgogliosi è sicuramente quello di qualche anno fa quando, tramite l’arrampicata, siamo riusciti a realizzare un evento con una società delle Marche che si occupa di persone non vedenti ed è stato molto emozionante far arrampicare un gruppo di ragazzi giovani non vedenti, soprattutto per la grande volontà che ci hanno messo. A livello umano penso sia il traguardo più grande, anche per questo portiamo avanti diverse iniziative a livello sociale.
Con Pesaro Challenge invece? Come nasce il rapporto e che cosa porterete all’evento?
Ormai conosciamo Pesaro Challenge già da qualche anno. Io poi collaboro nel mondo degli eventi, quindi sono anche molto attento a questo tipo di manifestazioni.
Inoltre, visto il grande successo che abbiamo riscontrato l’anno scorso, dovevamo riproporci anche quest’anno.
Ci sarà una parete con nuovi itinerari di Arrampicata (vie). Ne proporremo alcuni in più così da garantire un maggior divertimento.
L’anno scorso volevano provarla tantissimi bambini e quindi abbiamo deciso di proporre loro ancora più percorsi per permettere a tutti di divertirsi con noi. Perché alla fine la cosa più bella in un evento dove porti la tua realtà è proprio questa… vedere tanti bambini radunarsi curiosi e felici è qualcosa che ci ha riempito il cuore.
La scuola “Tennis Life” che opera all’interno del Circolo Tennis Baratoff e che sarà presente a Pesaro Challenge l’1-2-3 settembre, è una prestigiosa realtà sportiva del nostro territorio classificata come “top school”, ovvero il massimo livello per una scuola di tennis italiana.
Si tratta di una realtà sportiva frequentata da centinaia di ragazzi e di ragazze di tutte le età. Non a caso il loro motto “da mini player a top player” indica sia l’età (che può variare dai 4-5 anni fino ai 20) sia il livello di gioco. Passando di fatto da quella che è una pratica ludica-promozionale fino a quella del professionismo.
La scuola, per garantire al meglio la formazione dei suoi atleti, dispone di uno staff composto di professionisti in grado di assolvere ad ogni tipo di esigenza dei ragazzi, dalle problematiche riguardanti la concentrazione a quelle fisiche, tecniche e tattiche.
Di fatto all’interno dello staff vi sono figure come quelle di Luca Pavoni e Francesco Sani che sono due tecnici internazionali, ma anche due istruttori di secondo grado, tre istruttori di primo grado che operano costantemente nella scuola, un preparatore mentale, tre preparatori fisici e un educatore alimentare.
Una completezza che dunque permette di formare i ragazzi sia come atleti che come persone.
Oltre a ciò la scuola garantisce tutta l’attività ai ragazzi-atleti a partire dagli under 10 fino ad arrivare alla serie A, competizione nella quale la scuola ha una squadra sia femminile che maschile.
A testimonianza dei grandi risultati sportivi e professionali, tra i tanti nomi, si potrebbe citare Luca Nardi, atleta di livello internazionale che rappresenta un pò il percorso che il loro motto vuole indicare. Partito con la scuola sin dal mini tennis e poi cresciuto all’interno del circolo stesso. Una figura che può essere quindi sicuramente un punto d’ispirazione per chi, come lui, sta percorrendo (o vuole percorrere) questo cammino.
Tornando all’evento di Pesaro Challenge, questo sarà il secondo anno di partecipazione alla manifestazione da parte della scuola che si inserisce come secondo sport con più tesserati in Italia e che sarà a disposizione per far provare e dare informazioni sull’attività della scuola tennis e le strutture del TC Baratoff di Pesaro