Escudo Volley ti aspetta per la quarta edizione!

Escudo Volley anche quest’anno sarà con noi a Pesaro Challenge dal 30 agosto all’1 settembre.

L’appuntamento è alla Palla di Pomodoro all’insegna di un “volley che unisce” come dice il loro motto.

Minivolley, S3 e Spikeball sono le discipline che potrai provare e poi, ovviamente, c’è una sfida da affrontare…

Quale?
Lo saprai più avanti 

PJ Investigation a Pesaro Challenge: tra steward e corsi di sopravvivenza

Alessandro Gili, socio di PJ investigation di Pesaro, è l’uomo che, assieme alla sua agenzia di security e a tutto il suo staff, garantisce la sicurezza di Pesaro Challenge durante i suoi giorni d’evento, esattamente come lo farà anche quest’anno l’1-2-3 settembre. Oltre a ciò Alessandro ha in serbo per tutti coloro che verranno a Pesaro Challenge anche una novità che li metterà al centro dell’iniziativa, facendo vivere ai presenti una vera e propria esperienza tra lo sport e la sicurezza. Di cosa stiamo parlando? A raccontarcelo è proprio lui, prima però scopriamo che cos’è PJ Investigation e cosa c’è dietro il mondo della sicurezza agli eventi…

Come e quando nasce la vostra realtà?

Pj nasce nel 2010, viene fondata da mio suocero che è stato per 35 anni nei carabinieri (svolgendo anche missioni all’estero) e che, dopo essere andato in pensione nel 2009, ha deciso nel 2010 di aprire un’agenzia investigativa in ambito familiare… quindi parliamo di indagini inerenti la fedeltà coniugale, il controllo di minori ma anche penale (relativamente ad attività investigative) attraverso avvocati che chiedono magari una consulenza tecnica per un caso (visto che ha lavorato anche con i ris di Roma).

E questa è stata Pj fino al 2012 quando poi, grazie alla licenza ottenuta, si apre al mondo della sicurezza anche nell’ottica del fatto che Pesaro fosse sprovvista di una vera e propria agenzia. Così assumendo vari ragazzi che facevano i buttafuori Pj inizia ad occuparsi della sicurezza agli eventi, nei locali notturni e nelle spiagge arrivando, ad oggi, a contare circa 90 operatori a contratto a chiamate operando sia sul territorio pesarese che romagnolo (dove abbiamo abbastanza radicato la nostra attività).

Inoltre offriamo anche un servizio di steward e antincendio (persone che hanno attestati di alto rischio) autorizzati a intervenire prima dell’arrivo dei vigili del fuoco.

Pj investigation Pesaro Challenge sicurezza,

Una figura che si è evoluta nel tempo anche a livello legale…

Si, infatti quella del buttafuori era una figura che fino al 2009 non era è stata ancora professionalizzata, bastava solo mettere in regola la persona però non c’era un vero e proprio regolamento e questo causava non poche incomprensioni. Poi il Ministero, finalmente, ha deciso di tutelare sia noi che coloro che ci assumevano ed ha predisposto un corso di 90 ore obbligatorie per legge da svolgere tramite l’agenzia o il locale. Inoltre adesso è prevista l’iscrizione alla Prefettura perché devono sapere per chi lavori. Infatti noi, prima di ogni attività, dobbiamo comunicare chi andrà a lavorare e in quali locali. Una misura non di poco conto visto che ha permesso di mandar via le “mele marce” da questo mondo poiché chi ha precedenti non può iscriversi in prefettura.

Tu come hai deciso di entrare in questo mondo?

Ci sono entrato nel 2014… prima lavoravo in una società che gestiva alberghi. La parentela poi mi ha portato in Pj perché mio suocero si stava ampliando in vari settori e mi aveva chiesto di dargli una mano. Onestamente ci ho pensato un pò prima di accettare perché ero molto legato al mondo del turismo ma alla fine, intorno al 2013/14, ho accolto la sua proposta ed ho iniziato a seguire dei corsi di investigazione e dei master per formarmi al meglio. Devo ammettere che è un settore che mi è piaciuto molto e in cui mi sono trovato a mio agio… forse per il fatto che ho la capacità di essere tranquillo sin da subito con persone che magari si aprono completamente con te, anche su aspetti imbarazzanti, e io dimostro loro di essere in grado di comprenderli (quasi come uno psicologo). Non è qualcosa di scontato e penso che questo mi abbia inorgoglito molto sino al punto di farmi scegliere questo come mio mestiere.

Pj investigation Pesaro Challenge sicurezza,

Pesaro Challenge invece?

Tutto ha inizio circa 3-4 anni fa, perché a Pesaro Challenge servivano degli steward formati e adatti a grandi eventi come che sapessero lavorare in termini di sicurezza e controllo.

Così nasce il contatto con Francesco e iniziamo a parlare del progetto Pesaro Challenge. Lo abbiamo sposato subito sia perché ci sembrava interessante sia perché coinvolgeva realtà sportive di ogni settore del territorio.

Inizialmente ci erano state richieste 5 persone, poi l’evento si è allargato e siamo arrivati a 6. 

Quest’anno ci sarà una novità però…

Si esatto, oltre alla collaborazione inerente il personale, abbiamo pensato, da quest’anno, di fare dei veri e propri corsi di sopravvivenza visto che il nostro è un territorio (anche) collinare e dunque il San Bartolo si addice per questo tipo di avventure per persone che vanno dai 18 fino ai 60 anni.

Faremo dei corsi che spiegheranno come avventurarsi in determinati percorsi, che aiuteranno a capire cosa si può fare e quando, come comportarsi se non si ha dell’acqua, strumenti, telefoni… Daremo insomma delle linee guida per le persone che vogliono affrontare questo tipo di percorso mettendo a loro disposizione un personale qualificato che viene da Roma e che fa questo tipo di attività. Inoltre, a chi si iscriverà, daremo anche una maglietta e dei gadget come ricordo per l’avventura vissuta con noi.

Pesaro Balla: 25 anni di storia e di campioni italiani raccontati da Fiorenzo Filippini

Fiorenzo Filippini, originario Mombaroccio e natio di Tavullia, assieme alla moglie Ana Ghezuroiu, porta avanti la realtà di “Pesaro Balla” in quel di Montecchio e, assieme a Pesaro Challenge, arricchisce le serate dell’evento con uno spettacolo di danza mozzafiato, proprio come accadrà anche quest’anno la sera del 2 settembre.

“Sarà un evento speciale visto che coglieremo l’occasione per festeggiare i 25 anni della nostra associazione” racconta Fiorenzo Filippini che poi ci parla anche della sua realtà.

Che storia e che realtà c’è dietro questi 25 anni?

La nostra associazione si occupa di danza sportiva a tutti i livelli e per tutte le diverse discipline, così come della danza di coppia. Viene diretta da me e da mia moglie, in uno spazio abbastanza grande (abbiamo 6 sale che vanno dai 100mq ai 250mq).

Abbiamo atleti che provengono da tutto il territorio della provincia (e qualcuno anche dalla vicina Romagna) che, con nostra grande soddisfazione, partecipano anche a competizioni nazionali e internazionali (per un totale di 20 coppie che competono ed un’età variabile dai 35 fino ai 76 anni). Siamo specializzati nelle danze sportive e di coppia ma a livello sociale trattiamo tutte le discipline. Facciamo lezioni sia collettive che su appuntamento.Attualmente abbiamo 8 coppie di campioni italiani. Un dato che ci dice che stiamo lavorando bene anche a livello agonistico oltre che sociale.

Da dove nasce questa passione?

L’ho sempre avuto fin da ragazzo anche se solo a 16 anni ho iniziato ad andare a scuola di ballo e a praticare questa disciplina in maniera professionale facendo competizioni nazionali. 

Tutto è nato grazie ad un mio amico nel 1976, mi aveva portato con lui perché si vergognava ad andare da solo a lezione e da lì non ho mai più smesso. Così ad un certo punto, quando ho capito di voler trasmettere la mia passione agli altri, ho dato vita a questa splendida realtà che porto avanti con mia moglie da più di vent’anni ormai.

Ovviamente prima c’è stato tutto un percorso formativo, anche a livello tecnico (non solo sportivo). Ho cominciato a studiare con l’associazione nazionale maestri di ballo e nel 1986 (anno nel quale ho dato il mio primo esame tecnico) e da quella volta lì ho continuato a studiare con la Scuola dello Sport del CONI fino a diventare un tecnico federale. Oltre alla scuola poi, da 13 anni, prima con il CONI, e ora con il Ministero Sport e Salute, mi occupo di danza sportiva al carcere di villa fastiggi, per danza sportiva.

Pesaro Balla Fiorenzo Filippini Pesaro Challenge,

Pesaro Challenge invece com’è arrivata alla vostra realtà?

Il rapporto nasce perché io sono presidente provinciale dell’ente di promozione sportiva del CONI e di Sport e Salute che si chiama Centro Sportivo Educativo Nazionale (C.S.E.N.). Si tratta del primo ente in Italia per maggior numero di associazioni archiviate (circa 110 comitati provinciali in tutta Italia). Così diciamo che è nata la collaborazione con Pesaro Challenge e l’ente sportivo per la divulgazione dello sport e l’inserimento dei giovani e meno giovani in questo fantastico mondo.

La collaborazione con Pesaro Balla dunque è stata una conseguenza tanto naturale quanto bella. Per noi è un’occasione di mostrarci, presentarci e fare una serata di esibizione di danza sportiva (quest’anno alla sera del 2 settembre) nel cuore della città (ovvero la Palla di Pomodoro). Oltre a ciò ci sarà anche uno stand del C.S.E.N. per dare sia informazioni a riguardo che spazio, alle nostre affiliate, per partecipare.

Già l’anno scorso è stata una bellissima serata, quest’anno aggiungiamoci anche il fatto che festeggiamo 25 anni… sarà una serata indimenticabile!

Il baseball pesarese e nazionale raccontato da Paolo “Vanno” Vannini

Paolo Vannini, per tutti “Vanno”, è pesarese che ha reso possibile portare il mondo del baseball a Pesaro Challenge. Vanno è responsabile del settore giovanile del Baseball Club Pesaro, delegato regionale per la FIBS e referente scolastico per tutta la regione Marche, nonché coach della nazionale italiana di baseball 5. La sua tessera, come tecnico, nel mondo del baseball marchigiano è la numero 31, il suo primo esame risale al 1981.

Il profilo perfetto quindi per raccontarci del mondo del baseball sul nostro territorio e in Italia.

Partiamo infatti proprio da questo… qual è la situazione del baseball sul nostro territorio (locale e nazionale)?

A livello locale stiamo scontando i due anni di post pandemia come ogni altro sport. Anche se noi durante la pandemia siamo stati gli unici, assieme al tennis, che hanno potuto fare i campionati perché fino a ultimo dpcm di Draghi non eravamo considerati sport di contatto.

A livello italiano noi, come movimento del baseball, abbiamo puntato molto sulle scuole, con progetti e programmi, per coinvolgere i ragazzi (magari in modo semplificato per far comprendere intanto l’etica del gioco). 

A livello regionale, reduci dal torneo delle regioni della settimana scorsa, le società lavorano bene, stiamo però soffrendo il gap generazionale e la poca visibilità. 

C’è da dire però che finalmente il baseball è tornato nei campionati studenteschi. Due settimane fa infatti si sono svolti i giochi studenteschi (anche se in quel caso si è trattato di baseball 5, B5). 

Purtroppo soffriamo della mancanza di visibilità. Ci basiamo su Fibs Channel TV, un canale youtube gestito dalla federazione, ma non abbiamo spazio su sky o altre tv private se non quando si parla di macro eventi e su questo aspetto la Federazione è impegnata per migliorare la visibilità della disciplina. 

Anche perché a livello europeo, per dire, l’under 12 (quindi i 2011-2012 di oggi) è stata per 6 anni consecutivi  campione d’Europa. Quindi è un movimento che sta iniziando ad avere radici solide che sarebbe giusto mostrare e valorizzare il più possibile.

A te invece? Com’è nata questa passione?

Per curiosità. Quando avevo 12 anni, volevo prendere in giro mio fratello che ci stava giocando. Io all’epoca facevo judo e un giorno portarono il baseball a scuola, così ho iniziato a praticarlo e sono finito con il dividermi tra i due sport: judo d’inverno e baseball in primavera. Poi alla fine è diventata la mia passione principale, ho fatto tutto in questo mondo: giocatore, allenatore e dirigente. Come presidente del Baseball Club Pesaro sono anche riuscito a portare 4 partite del campionato del mondo qui in città nel 1988 ed è stato un fatto, perché mai una società di serie C in Italia ha ospitato un simile evento. Tutto ciò è stato fondamentale per “rivitalizzare” il movimento del Baseball Pesarese con il rifacimento del campo alle 5 torri portandolo a norma internazionale anche se poi, dal 1988 ad oggi non è stato più toccato ed ora, con il comune di Pesaro e i fondi del Pnrr prende nuovamente vita con un ammodernamento. Di fatto si realizza una vera e propria cittadella dello sport con la dominante del  Baseball.

Anche perché attualmente la squadra milita in serie C in testa alla classifica con giocatori tutti “made in Pesaro” frutto del nostro vivaio. Quindi riteniamo sia importante dar valore ad una passione che nasce, cresce e si sviluppa sul nostro territorio.

E a Pesaro Challenge come ci siete arrivati?

Beh siamo arrivati prima ancora che si chiamasse Pesaro Challenge. All’epoca era ancora “attacco al centro”, parliamo del 2017. Il buon Francesco Troiani aveva avuto questa bellissima idea di portare lo sport in piazza del popolo… tutti gli sport! E quindi anche noi. Così abbiamo portato un “tunnel pneumatico” dove far provare le battute di baseball ai ragazzi. 

Voglio dare un gran merito a Francesco, è stato davvero lungimirante. Ha dato vita ad un evento che mostra alla città il 99,99% delle offerte sportive del nostro territorio ed è quello di cui i più piccoli hanno bisogno oggi, ovvero della multisportività. A Pesaro Challenge possono conoscere tutti gli sport, anche quelli “di nicchia” e praticarli tutti, anche perché alcuni possono essere frequentati contemporaneamente, come facevo io alternando Judo e Baseball ai miei tempi.  Lo dico spesso ai genitori che per me va bene anche vedere il ragazzo allenarsi una sola volta a settimana se durante l’anno pratica un altro sport, tanto il nostro campionato inizia dopo Pasqua (quando solitamente gli altri finiscono). 

Novità per quest’anno all’evento?

Ho proposto a Francesco di fare un torneo solo per gli studenti durante Pesaro Challenge. Un torneo di baseball 5. Ogni squadra ha 8 giocatori (4 femmine e 4 maschi), di cui 5 in campo dove 2 devono essere dello stesso sesso. Il campo è più piccolo di un normale campo da baseball (si parla infatti di un 20mx20m), il gioco è più rapido, risulta molto inclusivo e una partita dura 15-20 minuti al massimo (mentre il Baseball ha tempi decisamente più lunghi). Cosa importante è che il Baseball 5 “lo puoi giocare ovunque”. L’idea sarebbe quella un torneo che possa coinvolgere tutti, bambini, adulti, anziani… vogliamo che giochino tutti con noi, anche gli spettatori. Così potranno comprendere quanto questo sport sia bello e divertente.

Nuoto d’a-mare: tra gare e corsi di sicurezza con Michele Totaro

Michele Totaro, 31 anni, socio fondatore di Filosport (di cui è segretario) e organizzatore, assieme a Pesaro Challenge, dell’evento “nuoto d’a-MARE”. 

Michele è un ex atleta di nuoto, ha partecipato a varie manifestazioni nazionali sia come atleta di distanza che di velocità (sia piscina che mare) e porta avanti da una vita questa sua passione per il nuoto.

michele totaro pesaro challenge nuoto d'a-mare,

Partiamo quindi da Filosport e conosciamo un pò questa realtà…

“Filosport è nata all’università assieme ad altri studenti per poter portare le nostre passioni a livello tecnico oltre che atletico. Un esempio è la manifestazione in mare che si svolge durante Pesaro Challenge e che viene anche dalla mia cultura marittima natale (essendo di Manfredonia). E attraverso questa manifestazione (e le altre che svolgiamo con Filosport) cerchiamo di trasmettere le nostre passioni. In questo caso (quello di “nuoto d’a-MARE”) si tratta di gare per far conoscere il mare anche a chi viene dalla piscina perché, da nuotatore posso dirlo, nuotare in acque libere è totalmente diverso. Oltre a ciò aiutiamo anche a conoscere il mare per creare sicurezza sui temi che, spesso, durante l’estate si fanno più sentire. Infatti, purtroppo, anche l’anno scorso abbiamo avuto dei morti in mare e queste manifestazioni servono appunto per prevenire ciò, facendolo conoscere e vivendolo a 360°.”

La differenza con la piscina è solo questa? O ci sono altre differenze?

Da atleta la differenza non è soltanto una questione di pericolo. Tra piscina e mare ci sono tantissimi fattori che le rendono diverse. Penso al vento, alle correnti, al moto ondoso, al sole o alla fauna e flora marina (meduse, alghe, ecc). Ma anche il semplice guardare sott’acqua che per alcuni può sembrare una piccolezza ma in realtà è un importante fattore che determina la prestazione sportiva. Di fatto in mare c’è bisogno di attenzione oltre che di preparazione atletica, bisogna concentrarsi tanto sul nuotare quanto su tutto ciò che ci circonda.

Dal punto di vista della sicurezza invece, essendo un bagnino ed avendo avuto molti ragazzi, cerco, assieme a Filosport, di trasferire la cultura e la consapevolezza che possa far comprendere loro dove sono, poiché già essere consapevoli di che cos’è il mare aiuta davvero tanto a ridurre i rischi.

E Pesaro Challenge in tutto questo?

Beh devo ringraziare Francesco Troiani assolutamente, con lui ci siamo trovati subito perché è una persona che cerca molto chi ha la sua stessa passione e così ci siamo conosciuti, da lì è nato subito un dialogo molto costruttivo e io avevo proprio bisogno di persona con più esperienza organizzativa di me con la quale combaciare le mie tante energie, così lui è stato super disponibile a darmi una mano e io viceversa, dando vita a questo rapporto che si basa molto sull’aiuto reciproco che, secondo me, è la base per i rapporti migliori e duraturi.

Da qui “nuoto d’a-MARE”?

Si, esatto. Si tratta di una gara di nuoto nata da una conoscenza (quella di Francesco) che poi, nel sognare qualcosa da fare insieme, si è andata a creare. Letteralmente un sogno che diventa realtà. Anche perché a Pesaro una gara di nuoto in mare non veniva fatta da tantissimi anni e quindi è anche un motivo di orgoglio per entrambi.

Ora sto lavorando anche con la UISP per far entrare la gara nel circuito nazionale Uisp così da poter richiamare anche nuotatori dall’esterno di Pesaro visto che l’anno scorso erano quasi tutti nostrani o dei dintorni (Fano, Rimini, ecc…).

michele totaro pesaro challenge nuoto d'a-mare,

Un consiglio a chi vuol nuotare in mare?

Assolutamente gli consiglio di iniziare con chi già conosce il mare e di non iniziare mai da soli… sempre accompagnati! Perché il mare sembra innocuo ma non bisogna mai prenderlo sottogamba, ha sempre qualcosa da insegnarci. Quindi fatelo sempre in compagnia con persone che hanno la vostra stessa passione.

Bici, natura e postura del corpo: tra ciclismo e salute con Andrea Bartolucci

Andrea Bartolucci, 40 anni a giugno, fanese, in sella ad una bici da professionista ormai da 6-7 che, assieme a MTB (Metauro Team Bike), ha portato l’esperienza e l’emozione del ciclismo a Pesaro Challenge riscoprendo, su due ruote, le meraviglie del San Bartolo.

Ma da dove nasce questa passione?

Ho conosciuto il mondo del ciclismo per caso visto che sportivamente parlando arrivo dal mondo del calcio e del canottaggio, nonostante mio padre abbia sempre praticato il ciclismo su strada. Eppure c’è voluto un mio amico per portarmi dentro questo mondo. Mi propose di fare un giro per le colline intorno a Fano e quell’esperienza mi ha divertito tantissimo, come se fossi tornato bambino, nonostante all’epoca avessi una bici veramente vecchia.

Tornato a casa ho raccontato tutto a mio padre e lui, per la laurea, mi ha regalato una Mountain Bike. E da lì mi sono sempre più appassionato a girare in bici nella natura, anche per i benefici psicofisici che questo sport comporta. 

Andrea Bartolucci Fisiopostura Metauro Team Bike Pesaro Challenge,

Da appassionato a maestro è stato un bel salto?

Anche lì è stata tutta una conseguenza di questo bellissimo sport. Praticandolo sempre più, ho scoperto che è uno sport estremamente tecnico più che di fatica ed essendo allenatore (e dunque la tecnica per me è un mestiere) mi sono appassionato tantissimo fino ad arrivare a studiare questa disciplina in ogni suo aspetto. Così sono diventato istruttore di secondo livello e entro quest’anno dovrei diventare maestro (salvo imprevisti). Incredibile come tutto sia iniziato per caso ed ora è diventato un punto centrale della mia vita.

E la Metauro Team Bike invece? Raccontaci un pò di questa realtà…

Beh la Metauro Teamm Bike, di cui sono un tesserato, raccoglie vari gruppi ciclistici del fanese, al momento siamo oltre le 100 persone e ogni anno cresciamo sempre più.

MTB si occupa di curare tutti i percorsi nel circondario e promuovere tanti eventi per avvicinare la popolazione a questo sport. Cerchiamo di far capire quanto sia bello ance sotto l’aspetto della cura dell’ambiente e della natura.

Una passione che unisci anche al tuo lavoro durante Pesaro Challenge…

Si, perché sono anche un posturologo e la bici ha un ruolo cardine in questo.

E grazie a Pesaro Challenge abbiamo dato vita a un’idea di promuovere la mountain bike per far conoscere il territorio intorno a Pesaro partendo da San Bartolo (che è meraviglioso ma soprattutto ha percorsi adatti sia per principianti che per esperti) e allo stesso tempo di istruire i partecipanti sotto un punto di vista fisico e psicologico.

Ovvero?

Con il team vogliamo far capire quanto sia tecnico questo sport, mentre con i ragazzi di fisioterapia vogliamo trasmettere l’importanza che ha sotto un punto di vista di salute, allenamento, nutrizione e psicologico.

Infatti durante il percorso di Pesaro Challenge con noi abbiamo coinvolto maestri, fisioterapisti e nutrizionisti.

Potremmo definirlo un progetto di Fisiopostura in bicicletta alla scoperta delle meraviglie naturali del nostro territorio.

Abbiamo studiato il percorso nei giorni precedenti e abbiamo accompagnato le persone sul San Bartolo, allo stesso tempo abbiamo anche tenuto lezioni pratiche portando anche del materiale per far capire alla gente come muoversi, come stare in sella, come posare il corpo.

Un’Iniziativa molto divertente che quest’anno vorremmo implementare sempre più coinvolgendo sempre Fisiopostura (4 professionisti) e Metauro Team Bike.

Perché fai tutto questo?

Beh… Io da neofita mi sono innamorato di questo sport andando in bici immerso nella natura e vorrei trasmettere questa passione per questo sport così come l’ho conosciuta.

Da Pesaro verso il Mondo: Daniele Grassetti è in cammino da 13 mesi. “Obiettivo? 10.000 km di trekking”

Il trekking per noi di Pesaro Challenge è un simbolo: sport e natura, salute e ambiente… tutto questo si ritrova all’interno di una passeggiata (più o meno complicata) tra i fantastici paesaggi che il nostro territorio offre.

Una meravigliosa esperienza che siamo riusciti a realizzare l’anno scorso grazie agli amici dell’associazione Lapallarotonda.

Per questo abbiamo voluto intervistare Daniele Grassetti, che da ormai più di un anno è in cammino per percorrere 10.000 km e visitare a piedi tutta l’Europa.

Daniele ha 40 anni (compiuti in cammino) ed è il presidente dell’associazione sportivo-culturale Lapallarotonda che si occupa di inclusione sociale anche, e soprattutto, attraverso le camminate, a partire da quelle facili (adatte a tutti) dove, grazie all’aiuto delle cooperative, coinvolgono migranti e persone con problemi psicologici. Oltre a questo, ovviamente, la loro associazione svolge anche camminate più complicate, ovvero da montagna. Ma parliamone con lui…

Come nasce questa passione per il trekking?

Ho iniziato facendo il cammino di Santiago nel 2011, da lì però sono stato fermo per 5-6 anni fino a che una volta, per provare, abbiamo organizzato una camminata dove far venire i bambini e quell’esperienza mi è piaciuta tantissimo. Così abbiamo replicato il tutto con gli adulti (che è stata altrettanto soddisfacente) e da lì è partita questa passione che mi ha portato sempre più nel mondo delle escursioni e delle camminate per conoscere mondi e boschi. Di fatto normalmente almeno 2-3 volte a settimana faccio trekking, eccezion fatta per questa sfida da 10.000 km che mi vede in cammino da 13 mesi senza sosta”

13 mesi in cammino? Ho sentito bene?

Si, sono partito a fine maggio dell’anno scorso ed ho ancora 1.600 km di cammino da fare. 

L’idea era nata quasi per scherzo durante il look-down per staccare un po’ la mente e quindi ho iniziato a guardare le mappe d’Europa per creare un mio cammino ideale che poi, come sempre capita, ho stravolto.

Ho fatto un po’ di conti ed ho visto che facendo qualche lavoretto extra potevo riuscirci economicamente e così ho intrapreso questa fantastica esperienza.

Poi, una volta che tornerò a casa vorrei unire questo viaggio, anche grazie alla cooperativa Alfa, al discorso mentale e sociale presentandolo in vari progetti scolastici o durante qualche festival.”

Dove ti ha portato questo percorso?

“Un po’ ovunque per l’Europa. Al momento sono stato in Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Germania, Francia, Spagna, Portogallo ed ora le prossime tappe saranno Belgio, Olanda, Lussemburgo, Svizzera, le Alpi e poi finalmente casa.”

Meraviglie e delusioni di quest’esperienza?

La cosa più bella, dal punto di vista paesaggistico, l’ho vista quasi per caso. Ero in Svizzera e non sapevo dove dormire, così ho riposato in un campeggio decidendo che mi sarei svegliato prestissimo per salire su un monte lì vicino e, una volta in cima, ho visto questo panorama stupendo col sole che spuntava sul lago.

Per quanto riguarda le delusioni, a livello paesaggistico non ne ho avuto. L’unico appunto è che mi aspettavo di incontrare molti più animali selvaggi e invece ne ho visti davvero pochi. In Slovacchia tutti ad esempio mi dicevano di fare attenzione agli orsi ma non ne ho visto nessuno. Ad un certo punto, durante una tormenta di neve mi era sembrato di vederne uno da lontano ma in realtà non era così. Questa è forse l’unica delusione.”

Come si affronta un simile viaggio?

“Tra tutte le cose la preparazione fisica è forse la meno importante visto che si fa strada facendo. Ci vuole forse più preparazione mentale (ma nemmeno troppa). Ero pronto a momenti di crisi psicologici ma non ne ho avute. Ad alcuni potrebbe spaventare la solitudine ma io, per fortuna, già di mio l’affronto bene. 

La parte più complicata è sicuramente la logistica: puoi provare a farla da casa ma anche lì, alla fine, come la preparazione fisica, la fai sul campo e ti diventa un vero e proprio lavoro da fare mentre sei in viaggio.

Cosa consigli a chi vuole intraprendere questo tipo di esperienze?

“Bisogna essere motivati e avere la voglia di farlo. La barriera economica non è uno scoglio da porsi. Io ad esempio ho realizzato che potevo far molte più cose in tenda purtroppo me ne sono reso conto solo dopo. Ed una volta iniziato non si vuol tornare più indietro. lo più lo faccio e più mi sembra normale… sto già pensando a cose ancora più impegnative!”